Le mie biblioteche di ieri… e di domani

lesenLa mia prima biblioteca era quella parrocchiale di Montagna. Specie d’estate era lì che mi rifornivo di libri. Per accedervi bisognava, nell’ordine: andare alla messa, aspettare che il parroco si cambiasse, seguirlo in canonica passando davanti a un gigantesco cane San Bernardo, e poi, finalmente, ti si apriva davanti il mondo dei libri.

La seconda biblioteca che conobbi era la “Teßmann”, quando frequentavo le superiori a Bolzano. Bisognava andare al “Waltherhaus”, secondo o terzo piano; c’era un prestito complicato, con tre foglietti da compilare  e un severo controllo di tutto quello che succedeva.

La terza tappa bibliotecaria l’ho affrontata quando avevo i figli piccoli. Cresciuti in un ambiente bilingue li portavamo sempre a Egna a prendere i libri. La biblioteca tedesca in un angolo del paese, quella italiana nell’angolo opposto. Chiedevano, i bambini, come mai “la lingua del babbo” stava nei libri dall’altra parte del paese, ma non ho mai saputo rispondere.

Oggi mi muovo tra le tre biblioteche di Bolzano. Quando cerco un libro lo faccio online, in tre cataloghi diversi, li prenoto via Internet e poi mi metto in bici e me li vado a prenderli in punti diversi della città.

L’altro giorno in consiglio comunale (anzi gli altri giorni, perché la discussione si è protratta un po’…) abbiamo discusso del nuovo polo bibliotecario che sorgerà tra via Combattenti, via Longon, via Diaz.

Dico subito che questo progetto, fortemente osteggiato da Unitalia e Movimento 5 Stelle, mi piace assai. Forse perché ho la fortuna di pensare positivo in quasi tutte le occasioni della vita. Ma forse anche perché so che al centro del progetto c’è il lettore e la lettrice di libri. Quelli come me, che per poter prendere in prestito dei libri sono disposti a qualche fatica. Ma anche quelli che in biblioteca ci vanno magari solo perché è un luogo d’incontro, di iniziativa culturale, di accesso facile ad Internet.  Intorno a questi personaggi, il “lettore” e la “lettrice” – che ritengo una specie da salvare e supportare – i funzionari degli uffici della provincia e della città di Bolzano hanno già compiuto quel percorso che i politici hanno ancora davanti a sé. Loro, i funzionari, hanno messo da parte pregiudizi e abitudini (gli ostacoli più tenaci ad ogni innovazione…) e hanno cercato vie e metodi per creare una biblioteca facile, accessibile, bella, accogliente, aperta, unica.

E così, ne sono certa, sarà il nuovo polo bibliotecario. Chi ci entrerà troverà un unico prestito. Troverà spazi per leggere, per vedere films, per assistere a svariate iniziative culturali. Troverà anche la pace per studiare. Ci sarà chi legge nel bar, negli spazi aperti sotto gli alberi. Troveremo bambini e ragazzi di tutte le lingue che si muoveranno insieme al pianterreno nella “Public Library” – che dietro le quinte sarà gestita dalla Biblioteca Civica di Bolzano, ma nessuno saprà chi è il “padrone” di quale parte. Ed è giusto così.

Non so voi, ma io ho una gran voglia di questa biblioteca. Abbiamo protestato contro parcheggi e tunnel, contro inceneritori e aeroporti inutili; e di santa ragione. Ma perché protestare contro una biblioteca?

Chi continua a farlo sostanzialmente lo fa per tre motivi: la salvaguardia delle Scuole Pascoli, il costo eccessivo, la grandezza eccessiva. In consiglio comunale purtroppo abbiamo sentito dire anche che le biblioteche sono inutili (!) e che i libri è meglio comprarli che prenderli in prestito (!!).

A questi ultimi concetti non replico, si commentano da soli.

Certo sui costi dobbiamo ragionare. Si parte dal fatto oggettivo che oggi le tre biblioteche della città hanno urgente bisogno di restauro, allargamento, ricollocazione.

In 14 ore di dibattito in consiglio comunale non ho sentito una proposta valida di risparmio, se non un generico “potrebbe essere più piccola”. Questo può essere vero. In tanti, a questo proposito, hanno citato la biblioteca di New York che sarebbe più piccola del nostro futuro polo; dimenticando però di precisare (oh, distrazione!) che la citata “New York Library” ha ben 89 filiali sparse in tutta la metropoli.

Ad ogni modo non si tratterà certo di una cattedrale nel deserto ma di un polo di attrazione culturale di prim’ordine per tutta la provincia.

Resta la facciata delle Pascoli alla quale molti bolzanini e molte bolzanine, quasi tutti e tutte NON nostalgici del Ventennio, sono affezionati. Ebbene, proprio per rispettare questo importante aspetto emotivo, si è cercato di salvare una bella parte di questo edificio. Di integrarlo nel nuovo polo. Chi ha visto il progetto sa che non è solo una piccola citazione architettonica ma che tutta la parte dell’ingresso e il lato che dà su via Longon sono un vero e proprio omaggio alla memoria dei bolzanini.

Per questi motivi spero che anche chi è ancora scettico verso questo nuovo polo possa per prima cosa saperne presto di più; e successivamente che possa condividere l’entusiasmo di chi, tra noi consiglieri comunali, ha votato con convinzione a favore del progetto. Non perché ce lo imponeva una qualche logica di schieramento, ma perché sinceramente e intimamente convinti che i semi di cultura e di convivenza che oggi proviamo a spargere con ostinazione, diventeranno in futuro frutti abbondanti e saporiti.

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